Ogni anno il 05 febbraio in Italia si celebra la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, un’iniziativa nata nel 2014 dalla campagna Spreco Zero con l’Università di Bologna e il Ministero dell’Ambiente, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sul tema dello spreco di cibo lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo domestico.

Perché è importante

Lo spreco alimentare non è solo una questione etica o economica: ha forti implicazioni ambientali e sociali. Oltre a rappresentare un enorme costo economico (in Italia si stimano oltre 13 miliardi di euro di alimenti sprecati ogni anno), contribuisce in modo significativo all’impatto ambientale complessivo della filiera alimentare, compresi il consumo di risorse naturali e le emissioni di gas a effetto serra derivanti da produzione, trasporto e smaltimento di cibo inutile.

La campagna di quest’anno, sotto l’hashtag #2030Calling, richiama tutti ad adottare comportamenti strutturali e duraturi per dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030, in linea con l’Obiettivo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Un problema globale

Ogni anno vengono sprecate circa 1 miliardo di tonnellate di cibo, a fronte di 673 milioni di persone che soffrono la fame e oltre 2 miliardi che vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo che non viene consumato ad oggi utilizza inutilmente circa il 30% dei terreni agricoli globali, 250 km³ di acqua dolce ed emette oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2, contribuendo al sovrasfruttamento delle risorse, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità.

Anche in Europa l’impatto è rilevante: lo spreco alimentare è responsabile di circa il 16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare, contribuendo per il 12% all’uso di acqua, per il 16% all’uso del suolo, per il 15% all’alterazione degli ecosistemi marini e per il 16% alle emissioni di CO₂.

Fonte.

Cibo ed energia

Inoltre, produzione e consumo inefficiente di cibo sono strettamente legati all’uso di energia. Ogni fase del ciclo di vita di un alimento, dalla coltivazione alla trasformazione, dalla refrigerazione alla distribuzione, richiede energia. Quando una parte significativa di cibo finisce sprecata, tutta l’energia impiegata per produrlo, conservarlo e trasportarlo viene sprecata a sua volta.

E qui entra in gioco un tema che conosciamo bene: l’efficienza energetica e la transizione verso fonti rinnovabili. Investire in soluzioni come gli impianti fotovoltaici per alimentare celle frigorifere, stabilimenti di lavorazione o magazzini significa ridurre l’impronta energetica complessiva della filiera agroalimentare e creare sistemi produttivi più resilienti e sostenibili.

Fotovoltaico e sostenibilità

Se da un lato combattere lo spreco alimentare richiede cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e nelle pratiche delle aziende, dall’altro richiede anche un ripensamento delle infrastrutture produttive e logistiche.

Le tecnologie rinnovabili, come il fotovoltaico, possono:

  • Ridurre i costi energetici per attività ad alta intensità di consumo;
  • Tagliare le emissioni legate all’elettricità impiegata nella filiera;
  • Favorire una gestione più efficiente delle risorse impiegate nei processi produttivi.

In altre parole, investire in energia pulita è una leva concreta per ridurre l’impatto complessivo del sistema alimentare, rafforzando l’impegno per la sostenibilità ambientale e contribuendo indirettamente agli obiettivi sociali e climatici della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

Un invito all’azione

La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare ci ricorda che ogni spreco è un’opportunità persa, di risorse, di valore e di futuro.

È tempo di agire, non solo nel gestire meglio il cibo che produciamo e consumiamo, ma anche nel ripensare luoghi e modalità in cui si usa energia, facendo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica compagni indispensabili di un modello di sviluppo sostenibile.

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